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...Cristo si è fermato ad Eboli....ma veniva da Sud!!!
CULTURA
18 marzo 2011
50 ANNI DI SCANDALI: LE REGOLE SCRITTE E LE VERITA' CELATE

di GELSOMINA CARLOMAGNO

L' Italia sarà quello che sarà il sud”, disse Mazzini all’alba dell’unità Nazionale e quest’inchiesta itinerante nella storia dei 150 anni dell’Unità è partita proprio da qui. Da questa affermazione, quando lo Stato si ammalava della malversazione nella cosa pubblica. Ecco alcuni esempi di alcune sincopi degli ultimi cinquanta anni: 1963, con un rapporto di appena 84 cartelle dattiloscritte, il Prof. Manlio Rossi Doria, riassumeva lo scandaloso degrado della politica nella gestione della cosa pubblica. Dopo tredici anni di gestione degli ammassi del grano, amministrati dalla Federconsorzi per conto dello Stato, s’ignorava che fine avessero fatto ben 1064 miliardi di lire. Una cifra colossale per quei tempi. La Federconsorsi era diventata, per potenza e organizza­zione, una delle più grandi centrali finanziarie ed indu­striali e se non si aveva la “tessera della Coltivatori Diretti”, era davvero difficile ottenere credito dalle banche o qualsiasi altro genere di facilitazioni.

1963, gli amici della “cricca”, nel Paese di Bengodi, iniziano uno strano  monopolio, quello delle banane. Protagonista di quest’altro colossale affare-scandalo è Franco Bartoli Avveduti, collaboratore del Ministro delle Finanze Mario Trabucchi.

1977, le affermazioni sono del presidente della Lockheed “dal 1970 al 1974 abbiamo speso tre miliardi per corrompere politici e funzionari pubblici italiani”. Il Parlamento rinvia a giudizio dinanzi la Corte costituzionale (competente per i reati ministeriali) Luigi Gui e Mario Tanassi (Rumor  presidente del Consiglio fu risparmiato).

1979, la supertruffa di 200 milioni al mese è denunciata dal petroliere Silvio Brunello, stanco del solito“quartierino” che vedeva protagonisti i comandanti generali della Guardia di Finanza, i soliti politici, i soliti petrolieri, i soliti faccendieri…

1977 – 80, il caso della famiglia Caltagirone esplose nel 1980 coinvolgendo Ministro Franco Evangelisti, il quale ammise di aver accettato finanziamenti da un amico del “quartierino” Gaetano Caltagirone “mi dicevano: a Frà che te serve”?

1982, lacrima il Vaticano che è sì un “quartierino”, ma i suoi confini superano abbondantemente i limiti di un semplice Stato, per il caso Sindona.  Il Vaticano lacrima sempre. E’ il suo mestiere, ma il caso Sindona si rivelò come uno dei più sporchi intrecci politico – bancari del dopoguerra fino alla loggia massonica P2 e si salvi chi può col crak del Banco Ambrosiano.

1983, inizia a Torino la “tangentopoli italiana” con la confessione di Adriano Zampini, reo confesso di aver corrotto numerosi politici a suon di mazzette. Procuratore capo era il dr. Bruno Caccia: un magistrato piemontese dal carattere fermo e irremovibile.

Caccia ed i suoi sostituti danno dunque fastidio a molti. La sera del 26 giugno 1983, il Giudice, Bruno Caccia, congedò la scorta. Salì in casa, salutò la famiglia e scese in strada per accompagnare il cane a fare la solita passeggiata. Attorno alle 23,30 una macchina lo affianca e lo crivella di colpi, 14 per la precisione. Di certo si sa che Bruno Caccia è stato ucciso perché il suo impegno disturbava l’attività dei“quartierini” della ‘ndrangheta a Torino e chi disturba viene fatto fuori, senza se e senza ma.

1992, parte a Milano l’inchiesta “Mani Pulite” e la giustizia spettacolo entra dentro le case con le facce imbarazzate e le risposte incespicanti dei vari Forlani, Craxi, Gava, De Lorenzo… Le “cime della cricca”, le tante “teste di legno” o “uomini di paglia” si osservano esterrefatti, quasi come per dirsi: “Ma come? Eravamo tutti d’accordo, ed ora… Cosa sta succedendo”? Intanto, non riuscivamo a capire di che tassa si trattasse. Forse quella al chiaro di luna. Stavamo tutti a guardare senza fiatare. Non riuscivamo a capire… A distanza di anni sono iniziate ad affiorare ombre pesanti sulla genuinità tutta italiana della vicenda. Il Presidente Cossiga, nel suo ultimo libro, l’ha chiaramente sottolineato, con indomito coraggio: “oltre all’FBI fu il mondo economico a mettere in piedi mani pulite”.




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24 gennaio 2011
Il caso Mattei e oltre… i “quartierini” dell’anti-Stato

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di GELSOMINA CARLOMAGNO 

Con la morte irrisolta di Enrico Mattei siapre la stagione dei delitti di Stato o dei“quartierini”dell’anti Stato. Enrico Mattei era uno che pensava eagiva in grande. Un uomo sostanzialmente povero, senza figli, ma ches’imponeva con energia alla politica, per il bene e losviluppo economico del Paese.La Magistratura sapeva, manon interveniva. La situazione era sottogli occhi di tutti. Il sistemaera dei partiti ed anche Mattei, del resto, non aveva altri mezzi. Négliene venivano prospettati altri. Si era messo in testa cheil Paese, per emergere,dalla dipendenza altrui,aveva bisognodi energia. E si determinò a cercarla in Italia e altrove, siacon gliamericani che con i russi.Quest’ultima opzione, però, glifu probabilmente fatale e alle 18 e 45 del 27 ottobre 1962, apochi chilometri dall’aeroporto di Linate, l’aereo sul qualevolava precipitò misteriosamente. La magistratura di Pavia accertò inseguito,molto in seguito, che si trattò di un sabotaggio, ma senzacolpevoli. Fu questo il primo grande caso nella storiadella Repubblica democratica, in cui si è ipotizzato uncomplotto senzanomi, né responsabili:archiviato! Si inaugurarono così i “quartierini”delle amicizie all’ombradelle stragi di Stato, dei colpevoli senza nome, della magistraturaridotta all’inerzia. Ma a perdere, ogni volta,è stato sempre e solo loStato. Ci siamo così anche lentamente abituati al fatto che esso non sirealizza quando applica o riesce ad applicare la giustizia, maquando riesce almeno ad evitare che si commettano ingiustizie.“Le parole sonopietre”, diceva Arrigo Levi,ma quelle della legge sono capaci di ben piùferoci lapidazioni. Nel 1963, con un rapporto di appena 84cartelle dattiloscritte, il Prof. Manlio Rossi Doriariassumevalo scandaloso degrado nel quartierino dell’agricoltura el’irregolare intreccio miliardario tra potere politico ela Federconsorzi. Inizia da qui la corruzione politicadel nostroPaese. Inizia mentre la“classe” operaia e contadina scende in piazzaper rivendicare a gran voce i diritti contro un sistema arcaico,latifondistae feudatario nel Sud. L’altra “casta”, quella della magistratura,sapeva ma non interveniva e,soprattutto, non impediva chesi commettessero ingiustizie. I calcoli contenuti nel documentopresentato da Rossi Doria alla commissione d’inchiesta parlamentare arrivaronoad una conclusione sbalorditiva: dopo tredici anni di gestione degliammassi del grano, amministrati dalla Federconsorzi per conto delloStato, s’ignorava che fine avesse fatto la colossale cifra di 1064miliardi di lire. Nel quartierino agricolo della Federconsorzi, siè sviluppata, dal 1949, la storia del più potente gruppo dipressione politico-finanziaria mai realizzato nel Paese di “bengodi”, perché il nostro èun Paese meraviglioso, ma è anche pieno zeppo di “misteri”. In maniera anche un po’teatrale c’è un’espressione politica capace di ricordarli tutti,almenoa partire dal 1977. E’ il caso che vide coinvolto il MinistroFranco Evangelisti: “… mi dicevano: a Frà chete serve”? E’ da questomomento in poi che cambia anche il metodo d’influenza delleintelligence internazionali attente ai fenomeni d’influenza politicanel nostro Paese. Quasi in contemporanea il presidente della Lockheeddichiarò:”…dal 1970 al 1974 abbiamo speso tre miliardiper corrompere politici e funzionari pubblici italiani”. La macchinadel malaffare entra a pieno regime nel 1982 con le lacrime per ilcaso Sindona. Il Vaticanoè sì un “quartierino” di Roma, ma isuoi confini superano abbondantemente i limiti territoriali del suopiccolo Stato sulle riva destre del Tevere. Il Vaticano lacrima sempre.E’ il suo mestiere. Ma il caso Sindona si rivelò come uno deipiù sporchi intrecci politico-finanziari del dopoguerra fino allaloggia massonica P2 e al crack del Banco Ambrosiano. Da questomomento l’Italia cambia volto, diventa il paese dei misteri, dei casiirrisolti e della tolleranza civile e religiosa.


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20 dicembre 2010
Misteri d'Italia II: 1947 – Nasce la Repubblica con le sue bugie

di GELSOMINA CARLOMAGNO 


La strage di Portella della Ginestra, il 1° maggio 1947, inaugurò la Repubblica ela foto che ritrae il cadavere del bandito Salvatore Giuliano è la storia di una bugia. I Carabinieri dissero che era stato ucciso nel corso di un conflitto afuoco. Ma laposizione delcadavere è stata abilmente manipolata, per nascondere i suoi due errori: pensava di fare della Sicilia unostato autonomo col movimento indipendentista, e di trattare perciò colServizio Segreto e la mafia italo americana. Trattava con un giovane avvocato, Michael Stern, sbarcato inSicilia nel 1944, con le truppe alleate. Ufficialmente, era un giornalista. Inrealtà era un capitano dell’OfficeStrategic Service, il servizio segreto americano. Stranamente erano tornatinell’Isola, anche i due super padrini della mafia americana: Lucky Luciano eVito Genovese. Gli americani erano terrorizzati dal comunismo, più che dellacriminalità. Il 12febbraio 1946, questa strategia segreta contro il pericolo “comunista”, simanifestò in un cablogramma che il capitano del Servizio Segreto americano, James Jesus Angleton Angleton, inviòal War Department USA: “Ho bisogno immediatamente di almeno dieci agentiper aprire basi a Napoli, in Sicilia, a Bari e a Trieste... Servono peroperazioni militari”. Michael Stern procurò le armi e costruì il mitodel bandito Giuliano. Si fece fotografare con lui una settimana prima della strage di Portelladella Ginestra e poi seduto attorno alla tavola imbandita, una settimana dopola strage. Un biglietto scritto da Giuliano e consegnato al presidente Harry Truman,per iltramite di Stern,svelaquesti contatti: “Vi faccio noto che moltipartiti mi avrebbero voluto aiutare, in tutti i modi che mi capireti, ma il miopuro e onesto sentimento non s’è spostato un istante da quel principio cheseguirò fino alla morte”. Il 1° maggio del 1947, i contadini e ibraccianti si erano riuniti sul pianoro di Portella della Ginestra. Negli attidesecretati degli Archivi USA siracconta la solita storia delle “trattative”: uomini della CIA, “squadre” del principe Junio Valerio Borghese, spietravestite da giornalisti, monaci… che trattano con Giuliano, il “re” diMontelepre. Sicché anche Turi iniziò a sentirsi un capo nello Stato. Si rivolsecosì a Emanuele Pili, il procuratore capo di Palermo: “Eccellenza, se vuole posso riceverla quando vuole, mi farà piacere”. Negli atti processuali, della strage isopravvissuti della strage hanno raccontano ai giudici: “… diaver sentito, prima degli spari, un sibilo e il tipico rumore dei mortaretti”.Ma non erano giochi di fuoco festivi. Erano i sibili della Special Weapon, la bomba aerea simulata in dotazione solo agliuomini del Secret Service americanodescritta nel loro manuale sulle “Armi speciali, congegni ed equipaggiamenti”, del febbraio 1945. Insieme alle pallottole vere, molti deimanifestanti feriti portavano, difatti, in corpo le  schegge di quegli ordigni. Risultano neiprimi referti. Ma nei successivi rapporti medico-legali, sono misteriosamentescomparse. Fatto sta che la strage è rimasta senza mandanti. E quando sicelebrò il processo sulla strage di Portella della Ginestra. Fra la mole deidocumenti c’era un fascicolo n. 29 C/1950 sulle “Dichiarazioni di Gaspare Pisciotta sull’uccisione di S. Giuliano”.Ma anche Pisciotta, come il cugino Giuliano, commise due errori: minacciò dirivelare alla Corte tutti i retroscena della vicenda nomi dei mandanticompresi, scritti nei suoi quaderni. Ma il secondo errore gli fu fatale: lamattina del 9 febbraio 1954 chiese un caffè in carcere e qualcuno,gentilmente  glielo porse: “… vulite o cafè”? E lui l’ha bevuto.Nessun mandante. Nessun colpevole. I 14 quaderni sono tutti misteriosamentespariti. Così come è sparito il fascicolo n. 29 C/1950. Ecco perché il nostro nonè il paese dei segreti, ma quello dei misteri.





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CULTURA
1 dicembre 2010
Misteri d'Italia: Il Brigantaggio
Cara Italia, iniziamo questo viaggio fra i misteri della tua storia, con le celebrazioni dei 150 anni dell’Unità, per cercare di capire la tua storia, provando a rileggerla con il cuore. Fermo restando che la gravità di certi temi è rimessa alla soluzione dei giudici, dei politici e delle Istituzioni tutte dello Stato. 
Iniziamo allora con la descrizione dalla condizione di povertà da cui sono maturati i fenomeni più inquietanti, ma anche meno studiati, col giusto verso critico, del cosiddetto brigantaggio meridionale e quello criminale della mafia. 
Nel primo caso emerge sempre più che si trattò di frange di resistenza politica a quella che era  un’invasione coloniale vera e propria del Meridione d’Italia; per far fronte ai debiti di guerra che il Piemonte aveva accumulato. Interi corpi di fabbrica furono smantellati dal Meridione d’Italia e portati al Nord. Ma a spingere e tirare troppo si finisce col procurare gravi danni. E dalla condizione di povertà, cui rimasero costrette quelle popolazioni, germo-gliò il fenomeno criminale della mafia.  Di poco si campa, ma di niente si muore.
Per ricordare quella condizione di povertà non si è trovato racconto migliore che in Benedetto Croce: "Lo dirò io, che sono nato e cresciuto tra essi. Il contadino non ha casa, non ha campo, non ha vigna, non ha prato, non ha bosco, non ha armento; non possiede che un metro di terra in comune al camposanto. Non ha letto, non ha vesti, non ha cibo d’uomo, non ha farmaci. Tutto gli è stato rapito dal prete al giaciglio di morte o dalle ruberie feudali o dall’usura del proprietario o dall’imposta del comune e dello Stato. Il contadino non conosce pan di grano, nè vivanda di carne, ma divora una poltiglia innominata di spelta farro, segale omelgone, quando non si accomuni con le bestie a pascere le radici che gli dà la terra matrigna a chi l’ama. Il contadino è robusto e aitante, se non è accasciato dalle febbri dell’aria, con sedici ore di fatica, riarso dal sollione. Egli rovescia a punta di vanga due are di terra alla profondità di quaranta centimetri e guadagna ottantacinque centesimi, beninteso nelle sole giornate di lavoro, e quando non piove, e non nevica e non annebbia. Con questi ottanticinque centesimi vegeta esso, il vecchio padre, spesso invalido dalla fatica già passata, e senza ospizio, la madre, un paio di sorelle, la moglie e una nidiata di figli. Se gli mancano per più giorni gli ottantacinque centesimi, il contadino, non possedendo nulla, nemmeno il credito, non avendo da portare nulla all’usuraio o al monte dei pegni, allora vende la merce umana. Esausto, l’infame, piglia il fucile e strugge, rapina, incendia, scanna, stupra, e mangia. Dirò cosa strana: mi perdonino. Il proletario vuol migliorare le sue condizioni nè più nè meno che noi. In fondo nella sua idea bruta, la malavita non è che il progresso, o, temperando la crudezza della parola, il desiderio del meglio”.
(“Storia del Regno di Napoli”,). 

Gelsomina Carlomagno

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18 ottobre 2010
Dalla sicurezza stradale al dissesto idrogeologico
 “E’stata presentata all’attenzione dell’amministrazione comunale di Lauria ed al Settore lavori pubblici e viabilità della Provincia di Potenza, la richiesta di interventi preventivi in c/da Galdo al fine di migliorare la sicurezza stradale in prossimità dell’incrocio tra la ex SS19 e la strada comunale. In merito alla criticità dell’incrocio in prossimità dell’attività Pub Freedom sono state avanzate segnalazioni e da tempo si parla di interventi volti a moderare la velocità dei veicoli che costituisce un serio problema. Fiduciosi che tali interventi si eseguano quanto prima e tenendo conto dello stato in cui versa la segnaletica orizzontale e verticale, in prossimità di una importante arteria provinciale quale la ex SS19, si chiede all’amministrazione comunale di intervenire sull’area in questione, predisponendo un intervento migliorativo della segnaletica al fine di poter garantire le condizioni di sicurezza necessarie a preservare i veicoli e i pedoni”. E’quanto sostiene in una nota il consigliere provinciale e presidente del Circolo IDV “Peppino Impastato” di Lauria Angelo Lamboglia, che evidenzia l’ulteriore richiesta di interventi preventivi in c/da Seta al fine di alleviare le condizioni di dissesto idrogeologico esistenti.

“Sottolineando che l’incontro sul dissesto idrogeologico tenutosi lo scorso 30 settembre presso il ristorante Lo Zodiaco –conclude Lamboglia-ha evidenziato l’attenzione della regione e del comune nei confronti della problematica, e ponendo l’attenzione sulle segnalazioni dei cittadini che individuano la presenza di canali ostruiti tali da non consentire il regolare deflusso delle acque aggravando di fatto i fenomeni di smottamento, è evidente la necessità di interventi mirati per la pulizia dei canali e dei tombini esistenti funzionali ad evitare l’aggravio della situazione esistente”.




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